Le Opere

Questa pagina sarà periodicamente aggiornata data l'ampiezza dell'opera di C. Serricchio, declinata in circa sessant'anni di attività.

Intorno a l’Islam e la Croce

Cristanziano Serricchio, poeta di affermato nome e di rilevanza nazionale, torna al romanzo dopo il fortunato libro Il castello sul Gargano (1990), nel quale aveva dispiegato le sue radici avventurose, conseguendo risultati convincenti e promettenti. L'Islam e la Croce, vincitore del Premio Palazzo al Bosco sezione inedito per il 2000, dispiega una ampiezza tematica ed una complessità di problematiche che ne fanno uno tra i più interessanti e dinamici romanzi degli ultimi anni.

Soffi di petali

Se la dottrina di un filosofo invita alla confutazione, la poesia non può essere confutata, si sottrae alla verificabilità. In questo libro di haiku, Soffi di petali, Cristanziano Serricchio trova il giusto equilibrio tra illuminazione e sperimentazione. Serricchio si arrende all'attimo, vuole coglierlo nel suo fulgore, ma la particolarità di questo ciclo sta nell'idea di durata, entro la quale la meditazione inanella una collana di attimi correlati. Il libro si compone di quattro sezioni: “Inverno”, “Primavera”, “Estate”, “Autunno” più una sezione conclusiva, “I mesi”, che comprende un haiku per ogni mese dell'anno, un ciclo di intermittenze che sintetizzano una impressione nell'immediatezza del “vuoto” dell'attimo. I puntuali riferimenti alle stagioni vogliono alludere al “Tutto” entro il quale l'evento irripetibile si inscrive. Haiku che non derivano da un'attitudine plastico-sincretica, che si tradurrebbe nel descrittivismo di una precipitazione retinica, ma che rivivono nella concreta esperienza di un atto mentale, nel distillato equilibrio di una immagine sospesa nel “vuoto”.

Siponto – Manfredonia

Prima docente e poi Preside dell'Istituto Magistrale di Manfredonia, Cristanziano Serricchio è senz'altro un fulgido esempio di ricercatore che con buon metodo e vasta cultura ha saputo indagare la storia della sua piccola Patria. Ma Serricchio non è solo uno storico, è anche un poeta sensibilissimo ed un narratore raffinato, da qui la passione che si coglie nel leggere i suoi contributi scientifici, ora qui raccolti in volume, sia che trattino di un insediamento neolitico (si veda quello di Grotta Scaloria), sia che riguardino momenti e figure a noi più recenti (si leggano le belle pagine su Gian Tommaso Giordani).

La fabbrica del castello di Manfredonia

Un libro di conti, esistente nell'Archivio di Stato di Napoli (Dipendenze della Sommaria, II serie Fs.187/II, fascicolo 7), riguarda la "Fabbrica del Castello di Manfredonia" e registra minutamente le spese fatte dal 1507 al 1528 da don Lorenzo Hernandez Heredia, castellano del castello della città di Manfredonia, e da donna Beatrice, sua figlia, che gli successe, quale vice castellano, dal 17 novembre 1528 al 10 giugno 1529. Attraverso tali spese e le loro motivazioni è possibile conoscere non solo momenti della vita del castello ma anche fatti e personaggi in anni cruciali quali furono quelli della guerra del Lautrec. Il documento offre dati essenziali riguardanti le vicende belliche e l'assedio della città di Manfredonia, i lavori di costruzione o di rifacimento di parti del castello, il salario e le spese per la guarnigione, per i muratori e altri lavoratori che operarono nel castello, nonché il costo delle vettovaglie, la provenienza del materiale e i fornitori.

Gli Ipogei paleocristiani di Siponto

A parte la tradizione petrina, comune a tante località dell'Italia meridionale, e la leggenda sui primi vescovi sipontini, parzialmente accolta dall'Ughelli, dal Gams, dal D'Aloe, e dagli storici locali, le prime notizie sicuramente attendibili si riferiscono, com'è noto, alla partecipazione del vescovo Felice al Concilio di Roma del 465. Per quanto riguarda i primi secoli del cristianesimo a Siponto le fonti tacciono e manca finora una documentazione epigrafica ed archeologica che faccia luce su questo lungo periodo, in cui la possibilità di frequenti scambi col vicino Oriente, la relativa vicinanza a Roma, le condizioni economiche e sociali, oltre a dare un ruolo di rilievo a Siponto nella vita della Daunia, non potevano non influire sulla espansione cristiana nella città, dove il paganesimo continuava ad esprimere diversi culti, come quello documentato di Diana entro le mura e di Ercole sullo tra Calafico.

Pizzengùnghele

"Intorno, le pareti e la voltina di calce, chiare come la madreperla della conchiglia, l'armadio a specchiera, il letto d'ottone, le sedie, il crocifisso, il comò con le due campane di vetro e i santini di cera, la luce dal balcone e fuori il cielo. Ai suoi occhi di bimbo, quella casa era come il guscio protettivo della conchiglia, costruita da muratori ingegnosi, piccola e robusta all'unico scopo, pensava, di tenerla al riparo dal vento e dalla neve che d'inverno si accanivano, come il mare in tempesta, contro il paesino di pietre aggrappato alla montagna."

Seppina degli Sciali

La storia di una donna che sfida la malasorte e non abbandona mai la speranza, nelle delicate pagine di un grande scrittore. E gli “sciali”, quelle strisce dorate di sabbia e terra che disegnano le coste del Tavoliere di Puglia, imbevute di mare e di sole, non smettono di scaldare l’animo fragile di una creatura cresciuta troppo in fretta. La storia di Seppina può essere letta come una favola o come la dura realtà di chi non ha mai ricevuto, ma ha sempre dato. La morte prematura del padre, la paura che ha divorato sua madre, quando ancora doveva crescere amorevolmente le sue figlie, la responsabilità nei confronti dei suoi familiari più intimi diventano, nel romanzo, non solo fonti di disperazione, ma, soprattutto, le motivazioni profonde per non accettare passivamente un doloroso destino. Il rischio è l’altra faccia della vita e Seppina, a sue spese, impara a conviverci e a sfidare la malasorte. Che tutta la fede riposta nella giustizia divina sia un’illusione? Le perdite, i pregiudizi, più volte disincantano le fantasie fanciullesche, deludono le aspettative, e, la morte, anche quella, in questa storia, sembra diventare una parte integrante. La forza della speranza però non abbandona mai Seppina, lo sguardo illuminante dell’occhio di un “supervisore”, la conduce, dopo innumerevoli esperienze affettive e lavorative, alla felicità e, finalmente, all’amore vero, l’amore che sa dare ancor prima di chiedere.

Stele daunie

Questo mi interessava: saggiare la tensione all'integrazione nel sacro silenzio del grembo daunio, un'operazione di filtro catartico e salvezza attraverso il corpo della Parola, in che consiste la poesia, sì che lascio al lettore un'intima lettura delle stelle daunie. Desidero solo avvertire l’umana semplicità d' immersione nell'antica e nuova vita, senza voluttà e preziosità e fabulosità "mediterranee", consumato qualunque estetismo nella partecipazione diretta a quelle opere e giorni dai loro resti graficamente trasposti nel ritmo versale fatto più epigrafico e quantitativo a concentrare e economizzare l'emozione lirica specialmente nel riscontri con la vita presente, invertito il tasso di ridondanza tra il mondo estinto e il vivente. Il pudore e la misura nel temperare l'eroico si conformano, ancora foscolianamente, alla semantica dei "vinti", intensificandosi nello stesso freno della fatica verbale la partecipazione patetica al mondo daunio-troiano..."

Echi di Haiku

È agevole e arduo al tempo stesso scrivere una nota critica per il nuovo lavoro di Cristanziano Serricchio: agevole perché abbiamo sempre seguito questo straordinario e intenso poeta attraverso le sue stagioni e le sue incursioni nei vari itinerari della scrittura (Serricchio si è dedicato soprattutto alla poesia, ma anche le sue prove narrative, in primis L'Islam e la croce, sono state sempre di spessore e confortate anch'esse dall'apprezzamento della critica specialistica; e d'altra parte restano ugualmente assai importanti i saggi di storia, archeologia, critica letteraria). Arduo perché non è facile individuare in tale complessità di impegno culturale e "scritturale" a tutto campo la linea fondante, che potrebbe forse individuarsi a grandi linee in una sorta di passione per l'uomo, la sua storia individuale e collettiva, i suoi drammi e la riflessione attorno al suo destino. Del resto, cosa aggiungere criticamente all'opera di un autore che ha visto nei decenni l'interesse e l'attenzione di una congerie di addetti ai lavori - da Accrocca a Squarotti, da Bellezza a Betocchi, da Caproni a Cassieri, da Comi alla Corti, da Frattini a Nigro, da Ulivi a Zanzotto? (Il volume Le parole di sempre, 2005, a cura di Plinio Perilli, riporta interventi critici e saggi sull'Autore).

L’Islam e la Croce

Nel 1620 i turchi attaccano Manfredonia e la saccheggiano. Tra i prigionieri strappati alla piccola città marinara c'è anche Giacometta, una bimba di otto anni che viene condotta schiava nel Topkapi di Istanbul. Crescendo, diventerà la favorita del sultano al quale darà l'atteso erede, Osman. Ma il destino di Giacometta è l'Occidente: Osman ha appena due anni quando, durante il pellegrinaggio alla Mecca, viene rapito con la madre dai Cavalieri di Malta. Educato al cattolicesimo, quasi un gioco della sorte, diventerà fra Domenico Ottomano, l'uomo della mediazione su richiesta della Curia di Roma, sostenuto dalle corti europee e da Venezia, alla morte del padre Ibrahim di cui è legittimo erede, tenterà audacemente di farsi eleggere sultano dell'Impero d'Oriente. Non è la brama di potere a spingerlo: nel suo ambizioso disegno di unificazione, sogna di porre fine all'espansione turca in Europa e raggiungere la pace tra Islam e Cristianesimo, per realizzare così l'incontro tra due fedi, una possibile convivenza, se non interazione, tra le due religioni.