Una Vita in Versi

27 marzo 2026

Sguardo sulla poeta Anna Santoliquido 

L’autrice nasce  a Forenza, un borgo della Lucania (definito il balcone delle Puglie), in una casa di pietra oggi ristrutturata e diventata  un piccolo  museo visitato da artisti e poeti, simbolo di un tempo storico ormai lontano, di una civiltà contadina  meridionale fatta di povertà e stenti, che costringevano  molti “cafoni” del sud  a migrare oltre mare, in America, lasciando spesso i nostri paesi spopolati  o comunque abitati solo da donne, bambini e anziani. In quegli anni(50-60) molte donne del borgo,  in età adulta, non erano in grado di scrivere e leggere le lettere con cui comunicare con i loro cari.

Era Anna a  leggere e  scrivere lettere per loro.

Quella  casa di pietra e il  borgo natio  sono eternizzati  nei versi della poeta, molto limpidi nella forma e impregnati dei colori, degli odori e dei sapori di quella  terra che negli anni, poi, ha lasciato fisicamente senza mai perdere il forte legame con le sue origini,  avendo l’orgoglio della donna meridionale che ha fatto di quello spazio antico, di quella sua amata terra e casa, il luogo  della sua antropologia poetica.

Il luogo dell’anima che si riversa  nelle sue semplici e profonde parole poetiche.

Da lì ha tratto la sua forza e la volontà di combattere contro tutti i tipi di povertà e soprusi, utilizzando la poesia come strumento di pace e relazione umana autentica. Lei stessa si racconta come “brigante e allodola”…

Dalla terra lucana, quasi come in una sorta di transumanza, la giovane poeta è approdata a Bari dove   ha insegnato Inglese, ha conosciuto il mare ( compreso il nostro mare garganico) e ha cominciato a costruire un ponte con le terre che si trovano dall’altra parte dell’Adriatico, spinta dalla sua naturale propensione alla relazione umana, all’amicizia, al riconoscimento dell’altro e alla pietà per i massacrati dalla storia.

È poeta, narratrice, saggista e traduttrice. Scrive per varie riviste.

La sua poesia, tradotta in 23 lingue, è presente in numerose riviste, antologie e saggi critici. Ha scritto anche un’opera teatrale. Ha rappresentato l’Italia in molti congressi internazionali  e Festival  di Poesia.

Attivista per i Diritti Umani in generale ( sempre dalla parte degli umili, degli oppressi e dei perseguitati), in particolare è a favore delle donne che, nel  tempo, hanno faticato a raggiungere quella parità che riconosce loro la stessa dignità ontologica del maschio, gli stessi diritti civili ed economici.

Per questo (più di 40 anni fa) ha fondato il Movimento Internazionale “Donne e poesia”, partecipando a  Convegni di studi internazionali in varie parti del mondo.

Possiamo dire che la sua vita poetica  è figlia della terra e della pietra: dalla Lucania e dal suo borgo natio, dai suoi  ulivi e dalle sue querce  ha tratto energia e  linfa  che le hanno consentito via-via di immedesimarsi con quella aspra e bella natura  quasi realizzando quella trasformazione spirituale che Dante chiama di  trasumanazione…

Anna, figlia anche del mare e del desiderio di oltrepassarlo per creare una fitta rete di relazioni che la mettono in contatto col mondo, trova la sua seconda casa nell’aria che simbolicamente rappresenta il  suo viaggiare con le parole, una casa dove si rifugia nei momenti di stanchezza o di gioia per attingere energia e  lanciare al mondo messaggi di grande apertura e umanità  con parole che, errando, migrando come uccelli, diventano memoria, strumento pacifico per abbattere confini.

Tanti gli incontri con intellettuali e poeti nel mondo ( una cara amicizia anche con il nostro importante poeta,  C.S. da lei  definito seminatore di cultura).

Materialmente  lei abita a Bari, in un condominio multiculturale, nel quartiere Libertà, ma è di casa nei Paesi Balcanici occidentali dove ha pubblicato e fatto conferenze: in Serbia, Bulgaria, Slovenia, Albania, Polonia, Armenia. Sugli armeni ha lavorato tanto con i suoi alunni e il romanzo La masseria delle allodole.

La  cittadina  slovena, Kragujevac  ogni anno la invita  per celebrare un eccidio compiuto dai nazisti nel  1941, quando furono massacrate 7300 persone, da lei rappresentato in un poema  molto intenso, intitolato Città fucilata  che testimonia il suo universale impegno civile e il compito assegnato alla poesia.

É il mondo la sua patria.

Pur avendo avuto molti riconoscimenti internazionali ed essere stata accolta anche da importanti capi di Stato, Anna è rimasta una donna semplice, empatica, aperta e accogliente.

È stato scritto che la sua poesia è una vela bianca spiegata dal vento che attraversa l’Adriatico, muovendosi tra le due sponde.

Per lei è uno stato di grazia in cui  rifugiarsi…

Una pietanza saporita realizzata con ingredienti semplici:

un uovo e un distico

un pizzico di sale

e di cervello

aggiungo l’impetuosità del vento

e gli aromi dei campi

mescolo con un totem

prima di cuocere

spezzetto le ostie

e  inforno nel ventre del mondo.